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Alle spalle e di fronte ai borghi chiamati Bastia, Clavesana, Farigliano, Monchiero si dipanavano realtà opposte e differenti, iniziava un ‘altrove’: più rude, difficile e misterioso nella terra di Langa, più ‘civilizzato’ e meno avaro tra le contrade di pianura. E questi luoghi rappresentavano tra l’una e l’altra cosa il guado ed il porto, erano passo obbligato e punto di controllo di merci e di uomini, sosta e gabella. A volte confine. Per questo motivo furono contesi e difesi nella lunga stagione medievale che era seguita a un altrettanto lungo periodo romano dove la pur lontana vigilanza di Roma aveva permesso un clima di pace e benessere alle genti qui insediate che vivevano principalmente di agricoltura, pastorizia e scambi…
Dunque terra di antica memoria e frequentata da tempi remoti che in epoca medievale vide
le sue genti arroccarsi e combattere per contendersi lembi di territorio, passi, guadi e strade, sovente con azioni e rappresaglie di ferocia inaudita. Ma tutto ciò rappresentava la norma, mentre carestie e malattie epidemiche erano all’ordine del giorno e la morte serpeggiava tra le contrade: una presenza costante come il fiume, uno scorrere quotidiano ma variabile, fatto di piene e di secche, di caldo e di ghiaccio, di polvere e di umido…

FARIGLIANO TRA STORIA E LEGGENDA
Secondo antiche narrazioni la Chiesa Parrocchiale di Farigliano era sorta sui resti di un tempio dedicato a Diana, dea delle selve, della caccia e della luce lunare: considerando
l’ubiquità degli dei, viene bene far accadere anche qui, ai piedi delle Langhe e lungo le rustiche rive del Tanaro, l’episodio dell’ardito Atteone che ‘prese vaghezza di contemplar le caste membra della dea’ che si bagnava e fu perciò ‘trasformato in cervo e fatto sbranare dai cani’… Basta uno spunto come questo per nobilitare (sebbene con una certa crudezza) una porzione di territorio, ma altri episodi, forse non così ‘mitici’, raccontano ad esempio di come rudi soldati Sarmati mandati dall’imperatore Costantino a fertilizzare alcune terre incolte formarono la stazione di Forofulviem, che sarà poi Farigliano…
Volendo è possibile evocare ancora i racconti del mito, più accattivanti, e cogliere nel toponimo una connessione a Giano, dio ‘dei passaggi’ (che è anche considerato la forma maschile di Diana).


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