Contenuto principale

Messaggio di avviso

ecco cosa scriveva il quindicinale locale in quei giorni...

n.434 del 10 novembre 1994

E’ CATASTROFE: L’ACQUA DEVASTA E UCCIDE

Una gigantesca massa d’acqua ha travolto uno dopo l’altro i comuni della Valle del Tanaro. Tutto è iniziato nelle prime ore di sabato 5 novembre. Per la pioggia il Tanaro si è ingrossato fino ad uscire dall’alveo. La prima era arrivata verso mezzogiorno, ma l’ondata più devastatrice ha raggiunto la nostra zona appena è calata la notte. Senza essere stati avvisati del grave stato di emergenza, i nostri paesi sono stati travolti. Increduli fino all’ultimo, tutti hanno assistito attoniti all’impeto delle acque. Il Tanaro ha deviato il suo corso come non faceva da secoli. Chi era per strada o è scampato per miracolo o è stato travolto dall’acqua; hanno ceduto quasi tutti i ponti, la ferrovia è distrutta, larghe voragini si sono aperte in tanti tratti di strada. L’acqua ha sventrato case, ne ha allagato altre, ha trascinato via auto, ha interrotto tutti collegamenti: luce, gas metano, telefono e acqua. Quella di sabato è stata la notte più terribile dal tempo della guerra: ha disseminato morti e distruzione e ha lasciato in tutti quanti l’angoscia di non aver potuto intervenire.

UN FIUME DI ERRORI

A causa del disboscamento, sulle pendici delle montagne l’acqua piovana scivola senza trovare più ostacoli e acquista una velocità di discesa triplicata rispetto al passato. Quando urta contro un ostacolo, lo fa quindi con una violenza decisamente maggiore. La montagna e in parte la collina sono state abbandonate. Cosi non si scavano più le cunette per lo scolo delle acque, non si ripuliscono i corsi dei torrenti, non si sostituiscono gli alberi abbattuti. I boschi che costeggiavano il Tanaro sono stati in larga parte abbattuti e le terre arate. Se si piantano alberi, si tratta di pioppi, che sono alti ma con poche radici e perciò fragili, facili da abbattere. Quando si interviene sui letti dei fiumi in genere, lo si fa con il cemento; ma cosi si moltiplica la velocità e la violenza della corrente. Oggi i paesi sono ubicati nei più comodi siti a ridosso del fiume. Talvolta si costruisce su terre che da secoli “appartengono” al Tanaro. Per decenni i piani regolatori non hanno previsto piani idrogeologici. Considerate le tante scelte sbagliate, i danni materiali dell’inondazione erano inevitabili. Quello che però si poteva evitare è il gran numero di vittime. Sarebbe bastato che dall’alto chi ne aveva l’autorità e la competenza avesse capito la situazione e provveduto immediatamente a informare i Comuni. Nessuno però ha avvertito dello stato di emergenza, dell’entità della piena, della necessità urgente di chiudere tutte le strade. Ma allora a cosa serve la protezione civile?

FARIGLIANO: CRONACA DI UN DISASTRO

Il livello dell’acqua era salito per tutta la mattinata di sabato5 novembre, ma poi sembrava essersi assestato. Nel pomeriggio campi coltivati, pioppeti e frutteti erano già stati spezzati via, ma nessuno si aspettava il disastro della sera. Tra le 19 e le 24 il livello del fiume è salito di altri 4 metri e sono avvenute le devastazioni più gravi. La maggioranza delle vittime è proprio di queste poche ore. L’acqua ha allagato il ponte fra Naviante e Farigliano; si è poi incanalata sulla fondovalle e ne ha distrutto un ampio tratto, fino agli impianti Occelli, poco prima dell’incrocio per Farigliano. Questo è stato il punto più critico in Farigliano: le automobili provenienti dalla direzione Monchiero sono state travolte dall’acqua e gettate verso gli impianti. Due abitanti di Naviante (Lino Occelli e Renata) si sono salvati a nuoto e con l’aiuto dei pompieri, ma per molti altri non c’è stato scampo. Sempre sulla fondovalle, la stessa ondata ha trascinato via la strada all’ imbocco del ponte fra Naviante e Farigliano. Lo stesso è successo al ponte per Piozzo: all’uscita la via ha ceduto aprendo una voragine che ha inghiottito le auto provenienti da Piozzo e da Monchiero. Sulla fondovalle hanno perso la vita Gianfranco Milano(40 anni), sua madre Maria Mancardi(70 anni), Angelo Pignataro(46 anni), Gianni Garelli(48 anni), Lorenzo Monti (25 anni), Giuseppe Peisino(73 anni), due giovani albanesi: Haki Leknicaj e Dorian Gjata. All’ingresso di Farigliano il ponte vecchio è rimasto in piedi, ma il fiume ha deviato il suo corso distruggendo casa Ghiglia e casa Occelli. Nella strada si è aperta una voragine. L’acqua ha allagato e devastato il garage dell’officina Viotto, scaraventando le auto nei campi oltre il cavalcavia. Sempre all’ingresso sel paese l’acqua ha causato miliardi di danni alla ditta Occelli: i silos per la sabbia sono distrutti, tutti i macchinari sommersi. In località Cantonata il fiume ha strappato una ventina di ettari di terreno coltivati a pioppi e noccioli, inghiottendo anche i due laghi della pesca facilitata. In Viaiano la parte della frazione sotto la ferrovia è stata allagata e tutta la campagna circostante devastata. In Naviante la strada vecchia è stata spazzata via e il pilastro centrale del ponte ha ceduto. L’acqua ha causato danni notevoli alla cantina del Ciabot, edificata a pochi metri dal fiume. Di là dal ponte è stata completamente sommersa la frazione Pra. Fino all’ultimo, gli abitanti non hanno voluto lasciare le loro case. Quando finalmente hanno compreso la gravità del pericolo, era tardi per salvare il bestiame.

LA MORTE CORRE LUNGO IL FIUME

Il Tanaro è un fiume particolare: si snoda a meandri come una serpe fra le Alpi Liguri e il Po assecondando le colline, avvolgendo paesi e frazioni. Pareva un fiume mansueto. Le nostre generazioni non ricordano piene devastanti. L’ultima inondazione è del 1962 ma non c’erano state vittime. Insomma del Tanaro ci si fidava. Gli abitanti della sua valle erano divisi fra quelli che lo amavano perché ci sguazzavano da piccoli, per lo spettacolo degli aironi, delle garzette, delle anatre,…per la ricchezza delle sue sponde e quelli che lo sfruttavano, troppi, questi ultimi a da troppo tempo. Il fiume ha punito gli uni e gli altri. Ha colpito chi non ha dato retta ai moniti dei più vecchi e ha assistito alla piena di sabato come ad uno spettacolo della natura, fino a morirci. Ma ha punito soprattutto chi ha scavato indiscriminatamente il suo letto, chi ha costruito sulle sue sponde per scaricare più facilmente sostanze inquinanti, chi ha raso al suolo gli alberi per coltivare o per sostituirli con fragili pioppeti. Il Tanaro ha ricordato a tutti che deve essere rispettato e temuto e lo ha fatto con la crudeltà e l’ira di un dio offeso. FONDOVALLE ADDIO? Quarant’anni per costruirla, poche ore per distruggerla: questa rischia di essere la triste storia della Fondovalle Tanaro. Era stata fatta a spizzichi e bocconi, pezzo dopo pezzo; l’ultimo tratto, quello di Monchiero, veniva asfaltato l’anno scorso. I ponti sembravano solidissimi. Ora sappiamo che non è cosi. Hanno retto sì; ma molti dicono che sono stati costruiti male, troppo corti. Infatti la furia dell’acqua si è portata via il pezzo di strada che dava acceso ai ponti stessi. Adesso bisognerà ripristinarla in fretta, facendo i lavori bene però, non risparmiando sulle pietre e sul cemento. Pur con tutti i suoi limiti, la fondovalle è un’arteria indispensabile per la viabilità della nostra zona.

RIAPRE LA FONDOVALLE

Entro pochi giorni sarà transitabile la Fondovalle nel tratto fra Clavesana e Farigliano. I lavori sono iniziati giovedì 17 novembre. Le draghe stanno riempiendo di terra la voragine apertasi all’ingresso del ponte fra Naviante e Farigliano e stanno rifacendo il tratto di strada prima dell’incrocio per Farigliano. Anche il buco all’uscita dal ponte di Piozzo, ora dissequestrato, sarà nuovamente riempito di terra. I lavori proseguiranno finché lo permetterà la provincia. I danni da riparare ovunque sono enormi, addirittura alcuni paesi sono ancora isolati, cosi i fondi provinciali sono utilizzati a spizzichi: un po’ qui un po’ là per fare almeno in parte i lavori urgenti. Per questo motivo da un momento all’altro le draghe possono essere fermate per proseguire altrove. L’emergenza e la mancanza di fondi necessari rendono intermittenti le opere di ricostruzione, ma non solo. La fretta può risolversi in un rattoppare i danni e soprattutto potrebbe far ricommettere gli stessi errori: i ponti sulla Fondovalle, ad esempio, sono risultati inadeguati, troppo corti e la terra di riporto che li collegava alle sponde troppo facilmente erodibile.

n.435 del 24 novembre 1994

DOPO IL DILUVIO ….SI RIPARTE

Sullo scorso numero abbiamo riportato il bilancio dei danni causati dall’alluvione del 5 novembre. A quindici giorni di distanza, il grande impegno e la forza di volontà degli abitanti delle zone colpite ha già consentito di ripararne un buon numero, soprattutto per quanto riguarda la rete viaria. Ma non si può tacere l’enorme lavoro dei volontari, dei vigili del fioco e dell’esercito. Molte aziende che erano state gravemente colpite hanno già ripreso in parte la loro attività. Chi ha perso casa ha trovato una sistemazione provvisoria da parenti o in alloggi sfitti. Il lavoro da fare però è ancora tanto e adesso il volontariato non è più sufficiente, anche se continua ad essere utile. Ora occorrono fondi per la ripresa, ai quali possano accedere non solo gli enti pubblici, ma anche i privati che hanno effettivamente subito dei danni. Pendiamo in particolare alle piccole aziende e agli artigiani, che – a differenza dei grandi gruppi quali Ferrero e Miroglio – rischiano la chiusura definitiva.

IN DIFESA DELL’ANTICO DIO

Nono riscuote più molta simpatia in questi giorni il logo degli “Amici del Tanaro”.Io lo porto applicato sul lunotto della mia macchina e raccolgo un po’ dappertutto battute che vorrebbero essere scherzose, ma che nascondono rabbia, dolore e rancore. Il fiume ha ferito, distrutto, strappato persone amate: si è rivelato un dio ostile. La gente che vive sulle sue sponde da generazioni è sconvolta da tanta improvvisa crudeltà: nessuno, neppure tra i più anziani, ricorda una tale violenza da parte del Tanaro. A parte il fatto che prendersela con un evento naturale non può avere altro valore che quello di uno sfogo di passioni verso qualcosa su cui l’uomo non può influire in alcun modo, mi sentirei in questo momento una semplice riflessione. Ora le acque si sono ritirate quasi ovunque e il Tanaro è tornato a scorrere zitto e tranquillo, quasi vergognoso, nel suo letto, è possibile notare che, tutto sommato, le zone, in cui il fiume è sconfinato sono quelle che da millenni appartengono a lui. Nono lo sapevamo, forse, che i corsi d’acqua hanno un “territorio di confine” un bacino di esondazione, ai lati di quelli che è il loro alveo vero e proprio, cioè il canale naturale dove scorrono? Esistono i cosiddetti “bacini di golena” che il fiume si è creato nei punti più bassi del suo percorso, luoghi in cui si raccolgono le acque che straripano. Il fiume si espande cosi sui propri lati e la sua corrente perde violenza. Per questo motivo, le terre alcune terre furono lasciate al fiume come suo possesso di diritto. Non venivano coltivate ei nostri antenati, che ben ricordavano quanto gli antichi dei possono essere vendicativi, non si sarebbero mai sognati di costruirci strade o addirittura case. Ma il nostro mondo evoluto ha liquidato la saggezza di secoli come un ammasso di superstizioni; ed ecco il Tanaro, venerato come dio delle popolazioni celtiche che per prime ne abitarono le sponde, offeso in ogni modo. Il suo alveo è sporco, intasato da legname morto caduto e rifiuti; i suoi argini non vengono più ripuliti ne riassestati; anzi, in molti punti sono usati come discarica. Le sue acque sono risucchiate e risputate da centrali e cave con ritmi ben lontani da quelli stabiliti da Madre Natura. Il fiume non ha più il suo territorio vitale, è complesso, impedito, soffocato. Lo stesso si può dire per i torrenti, che hanno causato danni terribili lungo le strade: Rea, Talloria, Corsaglia. Costrette in alvei strettissimi e alti, bloccate da vegetazione incontrollata o imbrigliate da canali di cemento e ricoperte da colate di asfalto, le loro acque assumono una velocità innaturale e straripano di colpo travolgendo ponti realizzati solo da tubi di ferro orizzontali, senza arcate né piloni. Sarà un caso che quasi tutti i ponti che hanno resistito e sono rimasti transitabili sono stati costruiti nel secolo scorso, con ampie arcate che permettono maggior sfogo alla corrente? I nostri vecchi conoscevano bene le ubbie del fiume e sapevano come difendersi. Madre Natura ha tempi molto lunghi ma è spietata e si vendica selvaggiamente, prima o poi, delle offese che deve subire. Allora la colpa di quanto è successo sarà tutta della crudeltà del fiume o non piuttosto della superbia dell’uomo, convinto di poter far sottostare ai propri interessi le leggi millenarie dalla natura? Sicuramente questa piena è stata qualcosa d eccezionale, il fiume non aveva mai raggiunto certi livelli a memoria d’uomo, non si erano mai verificate precipitazioni tanto violente; ma noi abbiamo anche pagato decenni di superbia e indifferenza. A noi Madre Natura ha voluto insegnare a rispettarla e ad assumerci le responsabilità che ci spettano.

n.436 del 8 dicembre 1994

FARIGLIANO: c’è una caverna sotto il pilastro del ponte Nono è finito lo stato di pericolo nell’Alta Langa, soprattutto per quanto riguarda le strade. Ripristinate a tempo di record nei primi giorni del dopo alluvione, molte vie hanno dovuto essere nuovamente chiuse al traffico. Questo è avvenuto dopo più approfondite ricognizioni tecniche: i sommozzatori hanno controlla i ponti sul Tanaro e sui suoi affluenti, riscontrando alcuni casi di rischio. E’ questo il caso del ponte all’ingresso di Farigliano: sotto uno dei piloni si è formata un’amplissima caverna. Quindi è nuovamente stata chiusa la provinciale Carrù – Farigliano nel tratto immediatamente prima dell’ingresso del paese; il traffico è deviato sulla fondovalle e si può rientrare in paese sulla via del Navetto. In alta Langa, invece, il problema è creato dalle frane: su molte strade già riparate se ne sono aperte altre, fortunatamente, nella maggior parte dei casi, di piccola entità. Sono però molti i paesi che hanno subito danni. In questi Comuni esistono rischi anche per il patrimonio artistico; nelle Langhe non ci sono stati casi notevoli di monumenti danneggiati dall’acqua, ma ora sono minacciati dalle frane.

…A FARIGLIANO Prima riunione del consiglio a Farigliano dopo l’alluvione. Si comincia subito con una polemica:si tratta di approvare la sanzione di un mutuo di 157 milioni per sistemare l’ultimo tratto di via Fornace. Da una parte Nicola Milano propone di annullare la richiesta per l’urgenza degli impegni finanziari determinati dall’alluvione, dall’altra l’assessore Domenico Milano propone invece di andare avanti con i lavori programmati. Per quanto riguarda l’alluvione, dice l’assessore Milano, dobbiamo non solo aspettare, ma pretendere la rifusione dei danni, perché in caso contrario sarà bloccata tutta l’attività del paese: il bilancio comunale non può sopportare spese per decine di miliardi, i privati non possono ripartire con le loro attività senza un adeguato aiuto iniziale. Bloccare l’attività programmata dall’amministrazione non risolverebbe il problema, ma peggiorerebbe soltanto una situazione già compromessa. La delibera viene approvata con i voti di maggioranza e minoranza, contrario solo Nicola Milano. Si passa poi a discutere le dimissioni presentate dal consigliere ed assessore Mario Occelli che, per motivi di salute, non se la sentiva più di seguire i lavori pubblici del Comune e delle varie runioni. Le e dimissioni vengono accolte nel contempo eletto nuovo assessore il consigliere Teresio Calandri. Sempre sull’argomento alluvione viene ratificata una delibera che porta in bilancio le entrate evidentemente non previste: si tratta di 230 milioni per le spese di pronto intervento e 500 milioni come entrata prevista da contributi di privati ed enti per la ricostruzione. Si tratta di una previsione perché per ora in cassa sono entrati solo una settantina di milioni per le opere di pronto intervento e 500 milioni come entrata prevista da contributi di privati ed enti per la ricostruzione. Si tratta di una perversione, perché per ora in cassa sono entrati solo una settantina di milioni per le opere di pronto intervento e circa 25 milioni per la ricostruzione. Infine il sindaco presenta una breve relazione sul problema alluvione, relazione che pone in evidenza la grande affluenza di volontari che hanno aiutato nella fase dell’emergenza, la grande abnegazione dei militari (alpini e finanzieri) che si sono adattati a svolgere i valori più pesanti, la grande solidarietà di associazioni, enti, Comuni che hanno offerto lavori e materiali di ogni genere. Ora si tratta di passare alla fase successiva, alla ricostruzione, e le cose inevitabilmente diventano più difficili, anche perché non c’è alcuna certezza sugli indirizzi. Comunque la linea del Comune di Farigliano è quella di intervenire, a tutti i livelli e con tutto ciò che serve. “Se poi Provincia, Regione e Stato ci lasceranno soli – conclude il sindaco – ne trarremo le conseguenze e ci dimetteremo, in massa”.

DECRETO ALLUVIONE: IL GRANDE SCIPPO

Ad un mese esatto dall’alluvione, finalmente, si può fare un primo bilancio su quanto è accaduto e su come si sono mossi i vari Enti e persone coinvolti. Grosso modo i danni complessivi si aggirano sui 15-20 mila miliardi, 1900 dei quali riguardano il settore agricolo, 2200 le infrastrutture stradali 7-8000 le strutture produttive industriali, artigianali e commerciali. Più difficili da valutare i danni cosiddetti “civili”. Dalla prefettura sono finalmente giunte ai Comuni La scorsa settimana poche decine di milioni, pari al 30% dei solidi di fatto già spesi. Il 24 novembre scorso, poi, il Governo è riuscito a licenziare il decreto legge relativo agli interventi urgenti a favore delle zone alluvionate: nell’insieme il provvedimento è pasticciato ed insufficiente, ma alcuni suoi aspetti sono addirittura grotteschi. Innanzi tutto, non si è fatta cioè una precisa zonizzazione dei territori interessati, cosa assai grave perché le città più grandi coinvolte lo sono solo in parte. Ma in base ai criteri del Decreto la maggioranza delle 696000 persone alluvionate risulta cosi essere in provincia di Torino e residente nelle 4 città citate. In secondo luogo, i fondi necessari individuati sono gli ormai famosi 3000 miliardi dei quali solo 1100 disponibili e gli altri 1900 già stanziati per opere pubbliche necessarie e semplicemente stornati per altra destinazione. Il Decreto prevede la possibilità per i Comuni di contrarre nuovi mutui oltre il limiti attualmente posti e promette una anticipazione relativa alla seconda rata di ICI a dire: se avete dei danni, indebitatevi pure. E’data poi una possibilità di intervento e di spese incredibile al Magistrato del Po, organismo che ampiamente ha dimostrato inefficienza e lentezza burocratica, ma che adesso è partito in quarta e sta dragando a Nucetto e costruendo argini a Farigliano. E veniamo in fine ai tragici, comici e grotteschi art.14 e 15. Il Governo non solo non stanzia fondi sufficienti, ma ha pure intenzione e di sottrarre gli spiccioli raccolti dai Comuni alluvionati. Il decreto prevede infatti che tutte le somme siano raccolte dai Comuni per la ricostruzione affluiscano al Ministero del Tesoro per essere poi ripartite. I consigli comunali di Clavesana e Farigliano hanno già approvato indignati ordini del giorno; amaloga protesta sarà portata nel prossimo consiglio di Dogliani, ci auguriamo che altrettanto facciano tutti gli altri Comuni. La perla del Decreto è però l’art.15: il Governo autorizza L’emissione di un francobollo da 3000 lire, 2250 delle quali da destinare agli interventi urgenti per le zone alluvionate. E’stato calcolato che questa alluvione costerà dai 6 agli 8 milioni per famiglia piemontese e 500-600 mila a famiglia se la ripartizione avverrà su base nazionale. Questi abbronzati e sorridenti membri del Governo pensano di risolvere il problema con un francobollo!

ALLUVIONE: AI PICCOLI CHI CI PENSA?

L’alluvione è passata, ora si tratta di ricostruire, di far si che una delle zone più forti di Italia non si trasformi definitivamente nel “profondo Nord”. E’ ormai opinione corrente che quanti hanno perso la casa verranno sistemati, che la grande industria da sola o con aiuti esterni ce la farà, che l’agricoltura vedrà rimborsati in toto o in buona parte i propri danni. Coloro che rischiano di “affogare”in seguito all’alluvione sono l’artigianato, il commercio e la piccola industria. Le leggi correnti non prevedono ammortizzatori sociali per questi settori, la cassa integrazione è per loro preclusa, i dipendenti e gli imprenditori si sono sentiti dire da Maroni di rivolgersi alle banche perché lo Stato per loro non tirerà fuori una lira. Si sono attivate, subito, tutte le organizzazioni di categoria, che stanno lavorando di comune accordo per aprire canali alternativi di credito agevolato con restituzione nel medio termine. Malgrado le sollecitazioni in tal senso della Regione Piemonte, lo Stato non ha però previsto contributi a fondo perduto e mutui la cui restituzione sia rinviata nel tempo e per i quali sia lo stesso Ente pubblico a fornire le garanzie. Di fronte a questa situazione, l’offerta di prestiti a tasso zero per sei mesi da parte delle banche rischia di restare solo una forma propagandistica. Come hanno fatto a contattare nuovi debiti per le imprese che hanno avuto i macchinari distrutti, che hanno visto sparire con la piena centinaia di milioni di magazzino, che stanno perdendo clienti e commesse perché non sono in grado di lavorare? Per risolvere la situazione non occorre elemosina, ma servono scelte economiche di sostegno. Per l’ambiente, poi, in generale l’unica nota positiva viene dall’assessore regionale dell’agricoltura Lido Riba che ha richiesto alla CEE il contributo necessario per la sistemazione di tutto il corso del Tanaro con ridefinizione del suo letto, la creazione di una vasta zona di esondazione protetta da argini bassi, la pulizia ed il recupero dei terreni agricoli esterni alla zona di esondazione. Un analogo progetto, non sappiamo in che forma e con quali soldi, dovrebbe essere ottenuto anche per la Langa, che sta letteralmente franando a valle. Se avrà delle grosse difficoltà durante le prevedibili prossime nevicate, certo non sarebbe in grado di sopportare un altro periodo piovoso come lo scorso novembre. Sono i piccoli paesi dell’Alta Langa quelli che rischiano di più. Basta provare a fare una gita tra Marsaglia, Murazzano, Bonvicino e Bossolasco per accorgersene: le frane si sono portate via strade e boschi, le colline paiono scivolare lentamente verso i torrenti. Non servono “giocattoli per Natale per i bambini alluvionati”. Occorrono, subito, il ripristino di alcune vie di grande comunicazione, i fondi per la ripresa immediata delle attività economiche, il ritorno in terra di langa di italiani e stranieri che acquistino i nostri prodotti e diano lavoro agli esercizi pubblici. Queste cose devono comprendere i vari Berlusconi, Maroni e Costa, che hanno sottoscritto il primo e molto discutibile decreto per il Piemonte.

UN' ALLUVIONE DI RIFIUTI DA SMALTIRE Fra le varie disfunzioni che il dopo alluvione sta evidenziando esiste anche il problema d chi pagherà i costi per lo smaltimento dei materiali inerti che vengono raccolti lungo il corso del Tanaro. Vogliamo fare solo un piccolo esempio: un esercito di volontari da 15 giorni sta ripulendo le sponde del fiume dai materiali che le acque hanno sparpagliato lungo il greto. Il comune di Farigliano ha provveduto a mandarne una piccola parte alla discarica di Lesegno: i costi del trasporto e dello smaltimento di questo materiale sono stati imputati all’amministrazione fariglianese, come si trattasse di normali rifiuti solidi urbani. Altro esempio: lungo il Tanaro, al Navetto come in Naviante, all’Ortolano come presso la Spinea, erano abbandonate centinaia di bombole del gas: finalmente i vigili del fuoco hanno permesso alle ditte private di ritirarle, ma non prima che gli amministratori dei vari Comuni – consci del pericolo che esse rappresentavano in caso di eventuale incendio siano impazziti nel cercare di stabilire a chi spettasse tale compito.

DECRETO DOPO-ALLUVIONE E’ UNA VERGOGNA

“E’ una vergogna, una beffa, un furto!”. Questo è il commento duro, unanime e inappellabile che il Comune di Clavesana dà ad una recente noma di legge sugli interventi del dopo-alluvione. Secondo questa disposizione, tutto il denaro raccolto sui conti correnti bancari a favore dei Comuni alluvionati deve ora affluire nel bilancio dello Stato, dentro le casse del Ministero del Tesoro, per poi essere riassegnato e ridistribuito ai singoli paesi. Questo in sintesi il contenuto della norma incriminata: l’art. 14; comma 2, del decreto legge n.645 su “Interventi urgenti a favore di zone colpite da alluvione”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 24/11/1994. Una sorte particolarmente avversa sembra essersi abbattuta su alcuni Comuni Italiani: prima la tragica onda di piena portata dai fiumi; ora un beffardo ed avido tentativo di furto dei fondi raccolti per riparare ai danni dell’alluvione. Strana è la vita: proprio chi dovrebbe, per dovere politico e morale, aiutare a sostenere i cittadini in difficoltà, fa di tutto per spogliarli della solidarietà generosa e partecipe di tanta gente. Una domanda: le centinaia di persone che, giorno per giorno, hanno versato cospique offerte sui conti dei Comuni pro alluvione, avrebbero fatto lo stesso pur sapendo che ogni fondo sarebbe poi affluito nelle casse di Roma? Fino a pochi giorni fa, si susseguivano, chiare e solerti, le dichiarazioni del Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, seriamente deciso ad un cambiamento di rotta nella gestione del denaro pubblico. “La ricostruzione sarà affidata ai Comuni!”, “Eviteremo le pastoie e le lungaggini tipiche della burocrazia italiana!”; erano questi alcuni degli slogan più scanditi dal fronte leghista. Detto, fatto. Ecco la concreta applicazione di tali coraggiosi propositi: togliere ai Comuni per dare allo Stato. Il Ministro della Sanità, Raffaele Costa, che ha firmato il decreto, contattato nella serata di lunedì 28 novembre, dice di non conoscere la norma in questione. La sfiducia ci assale. La solidarietà ci rinfranca. Ma adesso? FARIGLIANO: c’è una caverna sotto il pilastro del ponte Nono è finito lo stato di pericolo nell’Alta Langa, soprattutto per quanto riguarda le strade. Ripristinate a tempo di record nei primi giorni del dopo alluvione, molte vie hanno dovuto essere nuovamente chiuse al traffico. Questo è avvenuto dopo più approfondite ricognizioni tecniche: i sommozzatori hanno controlla i ponti sul Tanaro e sui suoi affluenti, riscontrando alcuni casi di rischio. E’ questo il caso del ponte all’ingresso di Farigliano: sotto uno dei piloni si è formata un’amplissima caverna. Quindi è nuovamente stata chiusa la provinciale Carrù – Farigliano nel tratto immediatamente prima dell’ingresso del paese; il traffico è deviato sulla fondovalle e si può rientrare in paese sulla via del Navetto. In alta Langa, invece, il problema è creato dalle frane: su molte strade già riparate se ne sono aperte altre, fortunatamente, nella maggior parte dei casi, di piccola entità. Sono però molti i paesi che hanno subito danni. In questi Comuni esistono rischi anche per il patrimonio artistico; nelle Langhe non ci sono stati casi notevoli di monumenti danneggiati dall’acqua, ma ora sono minacciati dalle frane.

n.437 del 22 dicembre 1994

FARIGLIANO: INIZIA LA PULIZIA DEL TANARO

Sabato 17 dicembre il sindaco di Farigliano Teresina Vietto ha protestato su RAI 3, ad Ambiente Italia, perché il suo Comune non figurava nell’elenco dei prossimi lavori sul Tanaro del Magistrato del Po. Poco dopo è stato chiarito l’equivoco: era solo una svista e pure Farigliano avrà il finanziamento per il tratto del fiume che lo attraversa. La cifra assegnatagli, tuttavia, continua a confermare una curiosa discriminazione: lo stanziamento è di soli 250 milioni, anche se il tratto di fiume nel suo territorio è più ampio rispetto a quelli di altri Comuni. Forse non sono state gradite le critiche alla frettolosità e approssimazione con cui sono stati decisi i lavori per miliardi di lire, che dovranno avere un’importanza fondamentale per la sicurezza degli abitati, delle imprese e delle campagne sulla sponde dei fiumi. All’altezza di Naviante sono comunque iniziati i lavori di disalveo.La cifra stanziata per la provincia di Cuneo è di circa 10 miliardi e tutti i lavori sono già stati affidati. In primavera si passerà all’edificazione delle scogliere di protezione.

FARIGLIANO: 450 MILIONI PER LA PALESTRA

Nonostante l’emergenza alluvione, il Comune di Farigliano è determinato a proseguire le varie opere intraprese. La vita normale e lo sviluppo del paese non saranno interrotti. Stato, Regione e Provincia dovranno occuparsi dei lavori di loro competenza dando ai Comuni la possibilità di continuare ad operare. E proprio dalla Regione è giunta nei giorni scorsi una buona notizia: è stato approvato un finanziamento di 450 milioni per la palestra. I lavori cosi saranno dati in appalto in primavera. Verrà edificato il II° lotto, che prevede la costruzione completa dell’edificio, fino al tetto.

ALLUVIONE: POCHI SOLDI PER FARIGLIANO

Fin ora a Farigliano sono arrivati 68 milioni e 500 mila per i primi interventi (sui 230 richiesti). I danni alle strutture comunali ammontano complessivamente a circa 10 miliardi, ma la cifra assegnata al Comune dalla Prefettura è di 2 miliardi e 625 milioni. Inoltre il Comune ha appreso la notizia dei giornali: non c’è stata nessuna comunicazione ufficiale. Prosegue soltanto il lavoro di volontari e cantonieri, che stanno ora riaprendo le strade delle campagne, liberandole dalle frane, ripulendo le bealere e risistemando i depuratori. Ogni famiglia alluvionata è stata affidata ad un gruppo di volontari, ad un ente o ad un Comune e portà, grazie a questi, rientrare in primavera nella propria casa, arredata a nuovo. Molti Comuni sono in contatto con Farigliano per gemellaggi e accordi sulle opere necessarie. Si tratta di Fenis e Brissogne, Longiano, Caldirana sul Reno e Traversetolo, San Martino dall’Argine, Villadossola, Caraglio e Luserna San Giovanni. Alcuni raccolgono fondi, altri si occupano di arredare le case alluvionate e l’asilo. Un Comune della Val di Fiemme ripristinerà l’acquedotto fra Naviante e Mellea.

n.440 del 2 febbraio 1995

FARIGLIANO: GLI IMPIANTI SPORTIVI HANNO TROVATO CASA

Tutti d’accordo: gli impianti sportivi di Farigliano vanno ricostruiti. Ma come e, soprattutto, dove? Una struttura faraonica e costosa come quella del Navetto, ora distrutta, non serve più e né potrebbe essere finanziata. Il nuovo progetto deve tener conto delle esigenze e delle possibilità del paese. Per ora lo Stato ha assegnato a Farigliano 380 milioni. A questi se ne aggiungono 50 raccolti dalla Caritas di Fossano e 55 che i frati francescani hanno consegnato alla Caritas di Farigliano per lo sport. Il CONI darà un contributo, ma sta ancora discutendo l’entità e i criteri di assegnazione. Il danno globale è di 2 miliardi e 400 milioni, già inseriti nel bilancio ’95. I fondi per la ricostruzione arriveranno; il Comune, da parte sua, deve presentare un progetto e scegliere un sito adatto. La riunione del 19 gennaio fra sindaco, due assessori comunali, l’ing. Ferrero e un gruppo di sportivi fariglianesi è stata un buon punto di partenza. Sono state esaminate quattro possibili ubicazioni per gli impianti. Il Navetto è la prima ipotesi scartata: non pare sensato ricommettere gli stessi errori; il calcolo statistico delle probabilità di una nuova alluvione sarebbe un metodo irresponsabile nei confronti delle future generazioni. Inoltre non arriverebbe una lira per finanziare un progetto simile. L’area tra cimitero e la Fondovalle, invece, non è abbastanza grande e troppo vicina al gasdotto. Si tratta inoltre di terreno agricolo irriguo. Bocciata anche la proposta di Piancerretto: troppo scomodo da raggiungere. Infine, la soluzione: San Casciano, un’area abbastanza grande, facilmente raggiungibile. E c’è accordo anche sul progetto: è piaciuta la bozza dell’ing. Ferrero, presentata durante la riunione. Sono previsti un campo sportivo di calcio regolamentare, un campo sportivo per allenamento, un rettilineo per gare atletiche, un campo da tennis sintetico, un edificio per spogliatoi, bar, sala riunioni, una stradina ciclabile e aree verdi.

DOPO ALLUVIONE: CHI HA TERRENI LUNGO IL FIUME HA TEMPO FINO AL 15 MAGGIO PER RECUPERARE IL LEGNAME

Le tonnellate di legname trascinate dal Tanaro e da molti altri torrenti sulle sponde e nelle aree esondate hanno creato non pochi problemi anche ai volontari. Per ripulire le sponde era necessario rimuovere queste cataste di legno e nessuno sapeva cosa farne. Il sindaco di Farigliano, come altri della valle Tanaro, ha emanato un’ordinanza che dà precise indicazioni. I proprietari di aree esondate devono procedere al taglio di tronchi e arbusti. Lungo le sponde dovranno rimanere soltanto ceppi, radici liberati da legname, ramaglie e altri detriti. Quest’ordinanza permette a coloro che possiedono terreni sul fiume di intervenire fino all’alveo, senza chiedere ulteriori permessi alla Guardia Forestale, altrimenti previsti per legge. Il legname dovrà essere rimosso entro il 15 maggio 1995. Oltre questa data sarà dichiarato di pubblica utilità e chiunque, con l’autorizzazione del Comune, potrà intervenire, anche nelle proprietà private.

FARIGLIANO: QUADRUPLICA IL BILANCIO

Il bilancio per il 1995 del Comune di Farigliano pareggia su circa 11 miliardi e mezzo. Una cifra straordinaria per un Comune di duemila abitanti, come straordinarie sono state e saranno le spese. E’di ben 7 miliardi e 125 milioni il totale delle spese calcolate dall’amministrazione per ricostruire le infrastrutture comunali danneggiate dall’alluvione. A questa cifra da capogiro si sommano le spese correnti ordinarie. Queste ultime non avrebbero creato problemi: sono, infatti, tranquillamente coperte da 538 milioni provenienti dalle imposte comunali, 758 milioni del normale finanziamento statale e 703 milioni di proventi dalle varie attività comunali, primo fra tutti la gestione in attivo della Casa di Riposo. Ma quali saranno le attività del 1995? Le più salienti sono alle voci impianti sportivi e servizi sociali e culturali. Proseguiranno i lavori di costruzione della palestra comunale: in bilancio ci sono 450 milioni già assicurati dal Credito Sportivo come mutuo a tasso agevolato. Il prossimo lotto prevede la copertura dell’edificio, un’area polivalente per basket, tennis, pallavolo e i servizi; in pratica permetterà un primo utilizzo dell’impianto. Farigliano avrà finalmente una sala polivalente per la quale sono stati messi in bilancio 100 milioni. Si tratta del salone laterale dell’edificio della scuola materna, che verrà messo a disposizione per attività culturali. 100 milioni saranno utilizzati per il restauro della Torre Civica e altri 100 per l’urbanizzazione dell’area industriale. Ma veniamo alle spese straordinarie, quelle previste per la ricostruzione, che raggiungono un totale di 7 miliardi e 125 milioni, così ripartiti: 4 miliardi e 155 milioni per la viabilità, 2 miliardi e 400 milioni per i nuovi impianti sportivi, 370 milioni per le fognature e 200 milioni per riattivare il depuratore. Un mutuo a tasso zero, a carico dello Stato, di 4 miliardi e 500 milioni, un contributo straordinario già assegnato di 2 miliardi e 625 milioni e circa 300 milioni di contributi da enti e privati permetteranno di coprire le spese straordinarie senza compromettere i progetti dell’amministrazione comunale per il 1995. Il bilancio è stato approvato nella seduta di Consiglio di Venerdi 20 gennaio con i voti favorevoli della maggioranza, l’astensione di due consiglieri di minoranza e il voto contrario del capogruppo di minoranza Nicola Milano. Il principale motivo del dissenso di quest’ultimo è la volontà della maggioranza di non ricostruire presso il Navetto gli impianti sportivi.

n.441 del 16 febbraio 1995

ASSEMBLEE CON GLI ALLUVIONATI ORGANIZZATE DAI COMUNI DI CLAVESANA E FARIGLIANO

Nella serata di martedì 14 febbraio, presso l’Oratorio parrocchiale di Clavesana, si è tenuto un incontro tra le persone che hanno subito danni in seguito all’alluvione del 5 novembre scorso. Il sindaco Michele Chiecchio ha illustrato ai presenti le modalità per la compilazione del nuovo modulo di autocertificazione dei danni ai beni immobili e mobili, esclusi i terreni. Sulla base di questa seconda auto-denuncia sarà poi corrisposto l’acconto del 30% dei finanziamenti statali a favore dei privati.

NIENTE FERROVIA, FONDOVALLE A BRANDELLI: SIAMO SEMPRE PIU’ ISOLATI

Sabato 11 febbraio davanti al municipio di Bastia c’erano tutti i sindaci della zona. Hanno minacciato di dormire in tenda per manifestare contro chi li ha “dimenticati” dopo l’alluvione. Il sindaco di Bastia ha proposto a tutti i sindaci della fondovalle la manifestazione di protesta per attirare l’attenzione sul grave problema dell’isolamento dell’intera zona. Tra Carrù e Niella siamo tornati all’800, anzi peggio, perché non funzionava più nemmeno la ferrovia. I pilla sostitutivi si rifiutano di servire questa zona. La protesta era quindi, di vitale importanza. In gioco c’è l’economia di tutta l’area della fondovalle, che rischia di essere abbandonata a se stessa e tagliata fuori da qualsiasi sviluppo produttivo. Eppure la manifestazione non ha fatto clamore, a differenza di quanto era successo prima di Natale per il ponte di collegamento con le frazioni Isola e Carpenea. La RAI questa volta ha rifiutato le riprese video: le tende a Bastia non fanno più notizia. La protesta ha dato comunque alcuni risultati positivi: l’ENAS si è fatta viva ed il ministro ha assicurato che sono stati stanziati 160 miliardi per la viabilità. Hanno declinato l’invito all’incontro le Ferrovie Statali e si sono fatti sentire soltanto con comunicazioni formali la Prefettura e la Provincia. L’esasperazione e la rabbia dei manifestanti non è stata placata da risposte cosi deboli e di circostanza. Già nel corso della manifestazione e durante le discussioni alcuni sindaci hanno proposto nuove forme di lotta. “Non possiamo bloccare la fondovalle, non possiamo bloccare la ferrovia- han detto- ma su questo territorio sfortunato passa un’autostrada….”

n.443 del 16 marzo 1995

FARIGLIANO: SI RICANDIDA IL SINDACO USCENTE

Fra i sindaci che si ricandideranno nei nostri Comuni, c’è quello di Farigliano. Teresina Vietto ha deciso di rendere pubbliche le motivazioni della sua scelta. Sin dai primi giorni dopo quel tragico 5 novembre si sono stretti rapporti particolari di solidarietà con le famiglie danneggiate, così come si sono instaurate fruttuose corrispondenze con enti vari (pubblici e privati) e con associazioni di volontariato. Si è anche creata una personale amicizia tra gli amministratori ed i volontari, che incessantemente sono scesi e scendono a Farigliano in aiuto agli alluvionati. Sono inoltre state messe in cantiere tutte le iniziative e le opere connesse alla ricostruzione, per le quali occorrerà sempre di più un’attenzione assidua e costante, anche se ciò continuerà a comportare una notevole mole di lavoro per gli amministratori. In questi quattro mesi, i componenti dell’amministrazione hanno dedicato al Comune più energie di quanto ne abbiano spese per gli interessi delle proprie famiglie. Tutti i fariglianesi sanno perfettamente che né gli attuali amministratori, né quelli che saranno con me nei prossimi anni sono o saranno portatori di interessi di parte o peggio, personali. Per tutte queste cose riteniamo doveroso riproporci al giudizio dei Fariglianesi, per coerenza e continuità con le scelte fatte in questo periodo ed in assoluto ed esclusivo spirito di servizio. Qualora il verdetto sia negativo sarà da noi accettato con la massima serenità, senza alcuna scomposta reazione in danno degli eventuali successori. Ci sarà tanto da fare e il prossimo sindaco avrà perciò bisogno della solidarietà e della collaborazione di tutto il consiglio comunale. Noi la garantiamo, qualunque sia il ruolo che saremo chiamati a ricoprire.

5 NOVEMBRE, UN ANNO DOPO

Ad un anno esatto dall’alluvione che ha straziato il basso Piemonte nel ’94 da più parti si è tentato il bilancio dei 12 mesi di ricostruzione. Molto è stato fatto, indubbiamente le ferite più evidenti sono state rimarginate, ma vale la pena di analizzare ciò che non ha funzionato e i problemi che ancora rimangono aperti.

Tra le regioni maggiormente interessate figurerà il Piemonte, particolarmente colpito nelle provincie di Cuneo, Asti ed Alessandria. É proprio in queste zone, infatti, che il Tanaro, il Covetta ed il Bovina fuoriescono contemporaneamente dai loro letti, trascinando nella loro corsa verso valle una quantità enorme di detriti. Sarà a causa della potenza delle loro acque, cresciuta a dismisura col passare del tempo e dei chilometri percorsi, che questi corsi si trasformeranno in fiumi tumultuosi, capaci di travolgere tutto con la veemenza delle proprie acque. Nell'inondazione, perderanno la loro vita più di cento persone, mentre il numero dei senzatetto oltrepasserà i cinquemila. L'economia stessa della zona risulterà annientata: innumerevoli abitazioni vengono infatti distrutte dall'alluvione, migliaia di capi di bestiame vanno perduti, annegati nel fango; le scorte di cereali e mangimi svaniscono, i terreni agricoli, invasi dalla piena, divengono.

Elevato sarà anche il numero delle infrastrutture urbane distrutte, delle strade e linee ferroviarie interrotte, delle aziende artigiane, quasi cinquemila, prostrate dall'alluvione. Complessivamente, i danni stimati ammonteranno a diecimila miliardi.